La giustizia spagnola sporge denuncia per “terrorismo” contro l’attivista indipendentista Carles Puigdemont – rts.ch

La giustizia spagnola sporge denuncia per “terrorismo” contro l’attivista indipendentista Carles Puigdemont – rts.ch
La giustizia spagnola sporge denuncia per “terrorismo” contro l’attivista indipendentista Carles Puigdemont – rts.ch
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La Corte Suprema spagnola ha annunciato martedì la sua decisione di archiviare un caso di “terrorismo” nei confronti del separatista catalano Carles Puigdemont, in esilio all’estero dopo il fallito tentativo di secessione della Catalogna nel 2017.

Carles Puigdemont, che spera di beneficiare della legge di amnistia approvata il 30 maggio dal Parlamento spagnolo, è ancora processato per il reato di appropriazione indebita ed è oggetto di un’indagine per alto tradimento, reato che non rientra nei portata della legge sull’amnistia.

In un comunicato stampa, la Corte Suprema ha precisato che il magistrato Susana Polo ha deciso di archiviare il caso per “terrorismo” nei confronti del leader indipendentista per una questione procedurale, poiché il giudice che indaga sul caso ha commesso un errore di data annunciando la proroga dei termini. istruzione un giorno oltre il termine consentito dalla legge.

Il 1° luglio, un altro magistrato della Corte Suprema, il giudice Pablo Llarena, ha ritenuto che la legge sull’amnistia si applicasse a uno dei reati per i quali Carles Puigdemont è perseguito, quello di disobbedienza, ma non a quello di appropriazione indebita.

Ha deciso quindi di mantenere in vigore il mandato d’arresto che impedisce a Carles Puigdemont di tornare in Spagna. L’accusa e il leader catalano hanno presentato ricorso contro questa decisione.

Un passo verso l’amnistia

Il caso presentato martedì dal giudice Susana Polo si basava sulle proteste che hanno avuto luogo in Catalogna nel 2019 dopo le condanne al carcere di diversi leader indipendentisti derivanti dal loro coinvolgimento nel tentativo di indipendenza unilaterale dalla regione del 2017.

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I manifestanti hanno poi tentato di assaltare l’aeroporto di Barcellona, ​​provocando violenti scontri con la polizia e danni ingenti. Queste manifestazioni sono state organizzate da una misteriosa piattaforma chiamata “Tsunami Democràtic” dietro la quale, secondo il giudice istruttore, si nascondevano Carles Puigdemont e altri leader indipendentisti.

Il giudice ha inoltre ritenuto che si trattasse di un reato di “terrorismo”, mentre l’accusa lo ha considerato semplicemente un reato di disordine pubblico. La fine di questi procedimenti giudiziari per “terrorismo” costituisce quindi un passo importante, ma non definitivo, per Carles Puigdemont sulla strada dell’amnistia.

Una procedura lunga

La legge di amnistia per i separatisti catalani è il prezzo che il primo ministro socialista Pedro Sánchez ha dovuto pagare per tornare al potere a novembre grazie al sostegno dei due partiti separatisti catalani, che in cambio hanno chiesto questa misura.

L’obiettivo dei legislatori era che i tribunali annullassero immediatamente i mandati di arresto contro i separatisti fuggiti all’estero e che tali cancellazioni rimanessero valide in attesa dell’esame dei ricorsi presentati contro la legge, ricorsi che possono richiedere mesi o addirittura anni.

Ma con più di 400 persone processate o condannate per reati legati alla candidatura all’indipendenza della Catalogna del 2017 o agli eventi che l’hanno seguita o preceduta, il compito è difficile per i tribunali, che devono decidere caso per caso.

Inoltre, molti magistrati non nascondono la loro riluttanza, o addirittura la loro opposizione, a questa misura, che ha dominato e radicalizzato la vita politica spagnola dalle elezioni del luglio 2023.

agenzie/iar

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