SVOLTA SENZA PRECEDENTI DELL’ESTREMA DESTRA TRA I FRANCESI IN AFRICA

SVOLTA SENZA PRECEDENTI DELL’ESTREMA DESTRA TRA I FRANCESI IN AFRICA
SVOLTA SENZA PRECEDENTI DELL’ESTREMA DESTRA TRA I FRANCESI IN AFRICA
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In un intervento degno di nota, François Soudan, direttore editoriale della rivista Jeune Afrique, ha analizzato l’inaspettata svolta dell’estrema destra francese durante le elezioni europee del 9 giugno tra gli espatriati residenti nel continente africano.

Contro ogni aspettativa, le liste selezionate da Marine Le Pen e Jordan Bardella sono arrivate prime in una decina di grandi capitali come Libreville, Kinshasa e Antananarivo, scalzando la sinistra tradizionalmente preferita. Un fenomeno tanto più paradossale in quanto questi partiti dalla retorica xenofoba hanno attirato i francesi stabiliti all’estero.

Secondo François Soudan, questo voto di protesta si spiega con “lo sgomento” e “il sentimento di declassamento” di una parte di questa diaspora di fronte “all’illeggibilità delle politiche di Emmanuel Macron” in Africa. I pensionati si sentirebbero particolarmente insicuri.

Ma al di là di questo rifiuto, l’analista sottolinea anche la vicinanza ideologica tra l’estrema destra e il movimento sovranista panafricano. Se Marine Le Pen e Jordan Bardella hanno una “conoscenza approssimativa” del continente, principalmente attraverso il prisma della migrazione, alcune delle loro proposte hanno risonanza locale.

La RN sostiene quindi la denuncia degli accordi migratori con l’Algeria, mette in discussione il franco CFA, chiede un seggio permanente per l’Africa all’ONU e denuncia le passate ingerenze militari francesi. Un discorso antimperialista che trova pubblico tra i nazionalisti africani, nonostante le sfumature razziste della RN.

Per farsi sentire, l’estrema destra si affida in particolare ad alcuni intermediari come Louis Aliot, concentrato sull’Africa centrale, o l’uomo d’affari Philippe Bonne che ha organizzato il controverso viaggio di Marine Le Pen in Senegal nel 2022.

Una dinamica inaspettata che sconvolge i tradizionali rapporti di potere e solleva la questione del posizionamento della Francia rispetto a parte della sua diaspora in Africa, sedotta dalla retorica sovranista con sfumature xenofobe e razziste.

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