Falsa nipote e autentico figlio dell’emiro Abdelkader

Falsa nipote e autentico figlio dell’emiro Abdelkader
Falsa nipote e autentico figlio dell’emiro Abdelkader
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Sua Altezza Serenissima Karima Chami, conosciuta da cinque anni dai media pubblici algerini come la nipote dell’emiro Abdelkader, parla in ogni occasione con il suo grazioso accento levantino (avendo vissuto a lungo in Siria e Libano dopo la sua nascita ad Algeri), collezionando lungo il percorso onori dovuti al suo rango, donazioni per un ipotetico orfanotrofio, promesse di alti incarichi e benefici materiali tra cui un lussuoso appartamento ad Algeri, ha appena svelato il pot aux roses in una diretta su YouTube.

Di principessa non avrebbe che la pretesa, sostenuta dai rapporti stretti con i membri dell’ambasciata algerina a Washington dalla sua residenza di Houston, di corrompere tutto ciò che era possibile corrompere, compreso un membro della famiglia imperiale con sede a Londra. , oltre alla complicità dei servizi segreti nonostante le accuse di frode lanciate dalla Fondazione Emir Abdelkader, mentre tutte le antenne dell’apparato statale non avrebbero visto altro che accendersi.

Quanto basta per aggiungere uno scandalo a questo Annus Horribilis per il Regime vicino!

La storia di questa principessa usurpatrice arriva proprio mentre stavo completando le mie indagini attorno ad un autentico principe la cui vita frenetica, stranamente sconosciuta, ricorda una telenovela fatta di intrighi, spionaggio e agenti segreti.

La sua storia è tanto più interessante per noi marocchini a causa delle sue posizioni inquietanti, che lo portarono alla sconfitta in una battaglia contro le truppe di Mohamed ben Abdelkrim Khattabi.

Questo è Abdelmalek, ultimo figlio dell’emiro Abdelkader.

Formatosi a Damasco, sua città natale, fu promosso nell’esercito ottomano al grado di tenente colonnello e al titolo di aiutante di campo del sultano Abdülhamid II.

Ma, scrive Pierre Bardin, “deluso nelle sue ambizioni, nel 1900 chiese la reintegrazione alla nazionalità francese. Legato al partito dei Giovani Turchi di Costantinopoli, credendo di essere in pericolo di vita, fuggì in Egitto e di lì raggiunse Tangeri nel 1902. In Marocco lo abbiamo trovato con l’agitatore Bou Amama…”.

Nel 1903, fu infatti ricevuto a Zaouia e quartier generale dello stato maggiore dello sceicco a Figuig prima di unirsi alle fila dell’esercito del ribelle Jilali Zerhouni, alias Bouhmara, che lo nominò capo della sua cavalleria.

Passando da un’alleanza al suo opposto, Abdelmalek si arruolò rapidamente al servizio dell’esercito francese con la carica di colonnello e non perse tempo al servizio degli interessi francesi in Marocco dopo la Conferenza di Algeciras, dedicata alla questione marocchina, che secondo i desideri dell’Europa i poteri furono accresciuti in un contesto di espansione coloniale e di tensioni diplomatiche franco-tedesche.

Nell’articolo 3 della Conferenza di Algeciras si stabilisce che per aiutare il Sultano nell’organizzazione della polizia, “Ufficiali e istruttori sottufficiali spagnoli, ufficiali e istruttori sottufficiali francesi saranno messi a sua disposizione dai rispettivi governi, che sottoporranno la loro designazione all’approvazione di Sua Maestà Sharifiana.”

Abdelmalek viene così nominato comandante dei tabor della polizia di Tangeri.

“Questa posizione ha permesso all’emiro di realizzare alcune delle sue ambizioni”, scrive il letterato e storico algerino Aboul-Kassem Saadallah, proseguendo, poche righe dopo, che Abdelmalek sembra essere stato “insoddisfatto della posizione che occupava, ritenendola inferiore al rango che il suo orgoglio richiedeva. I francesi, disse a Harris, ponevano costantemente ostacoli alle sue ambizioni..

Ma, come direbbe il famoso adagio: “Chi ha una sola porta, gli sia chiusa per sempre”!

I tedeschi erano lì, in continuo contatto, dalla base di Tangeri.

Abdelmalek li aveva addirittura avvertiti segretamente, con lo scoppio della guerra nel 1914, dell’espulsione dei ministri degli Imperi Centrali, dando loro la possibilità di eliminare ogni traccia scritta dannosa.

Poi, “cedendo alle loro suppliche, scrive Jean Saulay, accetta di ritirarsi sulle montagne, ai confini orientali del Marocco e la sua missione sembra essere quella di provocare un’agitazione a est di Taza tale da troncare le relazioni tra Marocco e Algeria..

Così eccolo lì, che abbandona il suo Tabor a Tangeri e si dichiara, nel dicembre 1914, nemico della Francia, incitando a una rivolta generale e impegnandosi in diverse battaglie dopo aver messo in salvo la sua famiglia.

Vivendo prima nelle regioni di Taza e poi di Melilla, mobilitò alcune tribù, stabilì contatti con i leader marocchini della lotta anticoloniale e continuò i legami con l’uomo soprannominato il “Lorenzo del Marocco”l’agente tedesco Barthels Hermann, alias Albert Barres.

Abdelmalek è vicino anche a Mohamed ben Abdelkrim Khattabi, che collabora con lui dal 1915 in nome della guerra santa, prima che quest’ultima prendesse le distanze trasformandosi in guerra aperta…

Va detto che, nella sua sete di potere, Abdelmalek, vedendo il crollo dell’Impero Ottomano e della Germania da cui aspirava all’appoggio politico-militare, ha rivolto ora il suo sguardo verso un’altra potenza occupante, la Spagna che ne ha colto le ambizioni fornendogli a Melilla i mezzi per organizzare un Harka.

Abdelmalek aveva appena inferto un duro colpo alla cosiddetta jihad e si era fatto un grande nemico.

Fu durante una delle sue battaglie, armata dalla Spagna, contro le truppe di Abdelkrim Khattabi, che morì il 7 agosto 1924, ucciso vicino al campo di ‘Azib Midar da un proiettile al cuore.

Significativo panegirico: un estratto della stampa spagnola, tratto da un articolo pubblicato con il titolo “La Muerte del Cherif Abd-el-Malek” in cui saluta “nobile lotta per la civiltà e per la nazione protettrice”!

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