Un’altra Europa è ancora possibile

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Un’altra Europa è ancora possibile

Olivier Védrine – Prof. hc, amministratore dell’Associazione Jean Monnet

Pubblicato oggi alle 9:27

A giugno avremo le elezioni europee. Ho scritto da Kiev sul “Geneva Tribune” del 2 febbraio 2022 in un articolo intitolato “Putin ha resuscitato la NATO”: “Sta emergendo un nuovo bipolarismo, regimi democratici contro regimi autoritari. Sarà una lotta all’ultimo sangue perché, mentre le nostre democrazie favoriscono i valori umanisti e il dialogo, i regimi autoritari e le dittature favoriscono solo la forza”. Dove vogliamo collocare l’Europa in questo nuovo mondo che sta arrivando?

“Tutto è possibile in momenti eccezionali”, scriveva Jean Monnet, futuro “padre dell’Europa”, nelle sue “Memorie”, “a condizione che siamo pronti, che abbiamo un progetto nel momento in cui tutto è confuso”. , i membri della Resistenza francese, riuniti nel Comitato francese per la Federazione europea, elaborarono una dichiarazione in cui affermavano il loro attaccamento al federalismo europeo e definivano i contorni di un’Europa unita del dopoguerra la Seconda Guerra Mondiale per un progetto europeo e trasformazioni reali della società.

Nel 1941 Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi scrissero a Ventotene il “Manifesto per un’Europa libera e unita”. In Germania, a Monaco, gli studenti del movimento della Rosa Bianca si schierarono a favore della federazione europea già durante la guerra. I suoi leader saranno giustiziati. Nel 1943 nasce a Milano il Movimento Federalista Europeo. Adottò come programma il manifesto di Ventotene. Nel 1944 fu fondato a Lione il Comitato francese per la Federazione europea.

Nella primavera del 1944 si riunirono a Ginevra i delegati dei movimenti di resistenza di diversi paesi europei per discutere il progetto del federalismo europeo. Il 7 luglio 1944 fu redatta la Dichiarazione di Resistenza europea. Infine, dal 7 all’11 maggio 1948, si tenne il Congresso dell’Aia. Fu organizzato da associazioni, in particolare della resistenza al nazismo, come. come l’Unione dei Federalisti Europei o il Movimento per l’Europa Unita di Winston Churchill, presidente onorario del Congresso.

Il Congresso è segnato dalla divisione tra unionisti e federalisti. I primi, compreso Churchill, volevano una semplice cooperazione tra gli Stati per risolvere solo le difficoltà economiche e rafforzare il campo occidentale nell’emergente Guerra Fredda.

I federalisti vogliono andare più velocemente e oltre e chiedono un trasferimento parziale della sovranità ad una Federazione europea. Vogliono che la politica venga prima dell’economia. I federalisti purtroppo concludono che gli unionisti stanno dominando. Per Denis de Rougemont, “i padroni del Congresso hanno tolto la parola al popolo europeo per darla ai ministri che ne hanno fatto l’uso che sappiamo”. Il problema quindi non è l’Europa ma la sua messa sotto il controllo dell’economia neoliberista dimenticando totalmente la costruzione politica.

I due principali risultati del Congresso dell’Aia furono: il 5 maggio 1949 la firma del Trattato di Londra che istituì il Consiglio d’Europa e il 9 maggio 1950 la Dichiarazione Schuman. Che cosa abbiamo fatto dell’eredità dei nostri padri? ? Quante volte abbiamo tradito il programma di resistenza europea e federalista per l’Europa unita?

È davvero il momento di porsi le grandi domande, tutta l’Europa ce lo chiede. Più Europa e meno Bruxelles, per rimettere l’economia al suo posto e i cittadini al centro. Insomma bisogna rifare la politica, bisogna rifare un programma e bisogna scrivere un progetto!

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