Cannibalismo, estrema unzione e resurrezione a Cannes

Cannibalismo, estrema unzione e resurrezione a Cannes
Cannibalismo, estrema unzione e resurrezione a Cannes
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Nella terza giornata del concorso ufficiale del Festival di Cannes, gli spettatori hanno potuto scoprire i film più recenti di Paul Schrader e Yorgos Lanthimos, ovvero Oh, il Canada E Tipi di gentilezza, rispettivamente. Per la statura dei loro autori, si trattava di titoli molto attesi. Né delusi, ma nemmeno completamente entusiasti. Anche se Oh, il Canadain cui Schrader dà uno sguardo acuto e (auto)critico all’idea dell’uomo dietro l’artista, si pone un gradino sopra ed è tra le belle opere tarde del venerabile sceneggiatore di Tassista e direttore di Primo riformato (Dialogo con Dio in francese).

Adattato dal penultimo romanzo di Russell Banks, Oh, il Canada segna la seconda volta che Paul Schrader porta sullo schermo un’opera dello scrittore scomparso nel 2023, dopo Afflizioneuscito nel 1997, su un uomo che fugge dalle sue responsabilità e dai suoi traumi anestetizzandosi con l’alcol.

Girato in parte in Quebec, come il film precedente, Oh, il Canada racconta anche la storia di un uomo in fuga, di vite passate, di se stesso… Si chiama Leonard Fife, è stato un celebre documentarista nonché figura emblematica della sinistra dopo essere emigrato clandestinamente in Canada nel per evitare di andare a combattere in Vietnam.

Nel 2023, nel comfort di una villa senza nulla di proletario, “Leo” sta morendo e intende confidarsi con ex studenti divenuti a loro volta rinomati documentaristi. Leo vuole fare la sua confessione finale davanti alla telecamera, come una sorta di estrema unzione attraverso il cinema.

Il risultato è un flusso non lineare di reminiscenze in cui Leo sfata il proprio mito.

Ricollegandosi alle sue pulsioni formaliste degli anni Ottanta (pensiamo a Gente gatto/Il felino e soprattutto a Mishima: una vita in quattro capitoli/Mishima. Una vita in quattro capitoli), che abbina all’analisi dei suoi ultimi film (Primo riformato, Il contatore delle carte, Maestro Giardiniere), Schrader attribuisce a ogni epoca o tipo di memoria il proprio rapporto immagine (1,33:1, 2,39:1…) e la propria tavolozza (naturalistica, desaturata con filtro seppia, bianco e nero).

E chi meglio di Richard Gere per interpretare questo antieroe morente, protagonista di uno dei più grandi successi del regista negli anni ’80: Gigolò americano (Il gigolò americano). L’attore è magistrale (Jacob Elordi, il fusto di Bruciasaleè perfetto nei panni di Leo poco più che ventenne).

Dimensione toccante

Attraverso questo personaggio di un regista rispettato determinato a mettere in luce i suoi difetti, le sue turpitudine e altre bugie all’arrivo della morte, Schrader sembra fare lo stesso dietro la macchina da presa. Va detto che lui stesso è quasi morto durante la pandemia. Poco dopo, alla moglie di lunga data, l’attrice Mary Beth Hurt, fu diagnosticato il morbo di Alzheimer.

Sapendo questo, possiamo dire che l’intero progetto costruito attorno ai temi della memoria, della morte e della religione (ricorrenti in Schrader) assume una dimensione toccante.

Tuttavia, anche tralasciando queste considerazioni personali, Oh, il Canada affascina. Ci sono sicuramente dei difetti costruttivi, come la noiosa narrazione del figlio di Leo, di cui il film ad un certo punto adotta il punto di vista, abbandonando per un’unica e inspiegabile volta la prospettiva del protagonista. Alcuni flashback, in cui gli attori del presente interpretano se stessi nel passato, funzionano in teoria, ma non in pratica.

In ogni caso, in quello che potrebbe essere il suo canto del cigno, Paul Schrader si sbizzarrisce, evocando nell’austerità del presente il suo maestro Robert Bresson, ma anche il suo caro Carl Theodor Dreyer, quando Leo si rivolge alla telecamera del documentario in primissimo piano, senza tralasciando un omaggio a Orson Welles, per le parole finali…

Le storie di Lanthimos

A differenza di Gere ed Elordi che si scambiano lo stesso ruolo Oh, il Canadale stelle di Tipi di gentilezzamoltiplicano i personaggi in quello che si rivela un film-sketch, folle come dovrebbe essere, poiché co-scritto e diretto da Yorgos Lanthimos.

Il regista di film tanto accattivanti quanto inquietanti L’aragosta (Aragosta) E L’uccisione del cervo sacro (L’uccisione del cervo sacro) in questo caso girato Tipi di gentilezza nel più grande segreto subito dopo la sua favolosa Cose povere (Povere creature). La protagonista di questo film precedente, Emma Stone, si riunisce per la terza volta con l’eccentrico cineasta greco (vedi anche Il favorito/Il preferito).

La due volte vincitrice dell’Oscar come migliore attrice è tipicamente brillante, imprevedibile e coraggiosa.

Ogni storia è autonoma, ma esiste una connessione subliminale, non solo perché gli stessi interpreti riappaiono in partiture diverse, ma anche attraverso temi e sottotemi comuni.

L’impavida Emma Stone

Fedele alla forma, Lanthimos si diverte a mettere alla prova i limiti del buon gusto, del decoro e della moralità, con un’audacia che Pier Paolo Pasolini non avrebbe negato. Si tratta soprattutto di fluidità sessuale, cannibalismo, resurrezione…

Tra le altre cose, Tipi di gentilezza tratta di varie forme di relazioni sadomasochistiche o di controllo – datore di lavoro, coniugale, settario -, ma l’esercizio è prima di tutto un pretesto per un susseguirsi di scene insolite, fantasiose, provocatorie, persino scioccanti, nelle quali il cineasta infonde questo umorismo a sua volta oscuro e la svolta assurda che è la sua.

Così subito dopo Cose povere, Tipi di gentilezza soffre il confronto. Inoltre, come spesso accade con i film di sketch, non tutti i segmenti hanno lo stesso interesse o qualità. In questo caso, la prima parte rimane la migliore.

Anche se realizzato con perizia (l’uso da parte del regista dell’architettura di un determinato luogo, anche banale, è sempre notevole), il tutto manca del rigore dei film precedenti. Insomma, alla vigilia della quarta giornata di gare ufficiali, la strada resta aperta per grandi traguardi.

François Lévesque è a Cannes su invito del festival e grazie al sostegno di Telefilm Canada

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