Recensione: Viaggio nell’antichità della musica persiana

Recensione: Viaggio nell’antichità della musica persiana
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Nell’ambito del Festival Internazionale di Musica Sacra di Friburgo, l’ensemble femminile iraniano Golshan ha fatto rivivere una tradizione musicale di grande ricchezza espressiva.

La FIMS ha ospitato venerdì il tharar di Bahareh Fayazi, la cantante Asareh Shekarchi, il kamânche di Negar Kharkan e il tombak di Nazanin Pedarsani. ©Julien Chavaillaz

La FIMS ha ospitato venerdì il tharar di Bahareh Fayazi, la cantante Asareh Shekarchi, il kamânche di Negar Kharkan e il tombak di Nazanin Pedarsani. © Julien Chavaillaz

Pubblicato il 07.07.2024

Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Sono venuti da molto lontano i quattro musicisti iraniani dell’ensemble Golshan, per tenere un concerto nell’ambito del Festival Internazionale di Musica Sacra. E reciprocamente, è stato ad un viaggio musicale in Oriente, dai suoni rari e raffinati, che hanno invitato il pubblico venuto a riempire quasi interamente la chiesa del Collège Saint-Michel di Friburgo nel tardo pomeriggio di venerdì.

Strutturato con un delicato equilibrio tra musica vocale e strumentale, il programma è dedicato allo stile in cui è specializzato l’ensemble Golshan: le composizioni dell’epoca storica conosciuta come “Khadjar”, ​​dal nome della dinastia che regnò sulla Persia dal 1794 al 1925, scritto nei modi tradizionali di “Isfahân” e “Abu-Ata”. L’ascoltatore è invitato ad ascoltare brani di ispirazione colta o popolare, eseguiti da quattro musicisti desiderosi di tramandare un’arte acquisita fin dall’infanzia, ovviamente attraverso i concerti, ma anche attraverso l’insegnamento alle donne iraniane.

Ammaliante e sensuale, la musica proposta dall’ensemble Golshan

Tutto inizia con un grande momento musicale dal titolo Pishdarâmad/Zarbi, che offre a ciascun esecutore l’opportunità di rivelarsi, mettendo a proprio agio il pubblico con una composizione eseguita al ritmo comodo e flessibile di una marcia. Fin dall’inizio, il pubblico apprezza l’esecuzione cesellata del târ, strumento a corde suonato da Bahareh Fayazi, al quale risponde la sonorità del kamânche, un violino a vanga il cui arco Negar Kharkan maneggia con precisione. Infine, arriva il suono perlaceo del tombak, un tamburo a forma di calice impugnato da Nazanin Pedarsani.

È nel secondo pezzo del concerto, Tasnif Suze Del, che il pubblico sente per la prima volta la voce del cantante Asareh Shekarchi. Il suo canto si solleva come in assenza di gravità, disegnando i suoi melismi moiré in completa libertà. Ci lasciamo affascinare dalla sua interpretazione, dagli ornamenti e dalle ondulazioni a volte quasi impercettibili che conferiscono ad ogni frase un’innegabile ricchezza espressiva.

Per affascinare

Ammaliante e sensuale, la musica proposta dall’ensemble Golshan ha sedotto il pubblico che l’ha applaudita con entusiasmo. Con il suo târ, Bahareh Fayazi riserva più di un momento di vertiginoso virtuosismo, che esplode soprattutto negli intermezzi Sazô Avaz. La velocità di un gioco raffinato basato sulle corde pizzicate gli conferisce la sua densità, perfino la sua pienezza. Spesso è il kamanche che risponde, con un suono distante, legnoso e leggermente nasale, in un’esecuzione controllata e vibrante praticata con un arco corto. Infine, il breve momento del tombak solista offre l’opportunità di scoprire le insospettate possibilità sonore di questo strumento a percussione: ci sono bassi e acuti, il musicista talvolta percuote la pelle del tombak, talvolta i suoi bordi, per creare un piccolo diluvio di nuovi suoni. . Con la punta delle dita grida, come se raccontasse una storia.

E si tratta di un pezzo di danza, Tasnif Motrebe Majles, che parla di festa e di musica, che l’ensemble Golshan saluta il pubblico friburghese. Di quest’ora musicale conserva il ricordo di melodie opulente, costantemente avviate e rinnovate con ornamenti mutevoli, per affascinare ancora e ancora.

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