“Quello che facciamo nella nostra vita…”: pronunciata 24 anni fa in uno dei film più epici di tutti i tempi, questa frase risuona ancora nel cuore degli spettatori – Actus Ciné

“Quello che facciamo nella nostra vita…”: pronunciata 24 anni fa in uno dei film più epici di tutti i tempi, questa frase risuona ancora nel cuore degli spettatori – Actus Ciné
“Quello che facciamo nella nostra vita…”: pronunciata 24 anni fa in uno dei film più epici di tutti i tempi, questa frase risuona ancora nel cuore degli spettatori – Actus Ciné
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Ritorno al primo discorso pronunciato da Massimo nell’introduzione al “Gladiatore”, e ad un verso particolarmente potente che vibra ancora oggi nella nostra memoria di spettatori.

Nel cinema, certe battute particolarmente ben composte e ben pronunciate risuonano ancora nella nostra memoria molti anni dopo aver fatto tremare le pareti delle sale cinematografiche. A volte per il loro irresistibile umorismo, a volte grazie alla loro implacabile efficienza, a volte grazie alla loro indomabile potenza.

A questo proposito, i discorsi che vengono regolarmente declamati prima delle più grandi sequenze di battaglia della settima arte sono spesso terreno fertile per le invettive più stimolanti. Mentre qualche settimana fa vi avevamo parlato del magistrale discorso di Théoden davanti alla Carica di Rohan ne Il Ritorno del Re, oggi torniamo ad un altro discorso indimenticabile: quello di Massimo, nella memorabile scena d’apertura del Gladiatore.

La prima battaglia del film

Siamo nell’anno 180 d.C. Vicino alle rive del Danubio, sotto una fitta nebbia, nel cuore di una vasta pianura punteggiata di ceppi morti, il prestigioso esercito romano si prepara ad affrontare le orde dei barbari germanici. Il loro messaggero è tornato senza testa, lo scontro sembra inevitabile.


Immagini universali

Come molte volte in passato, fu il generale spagnolo Maximus Decimus Meridius a garantire la vittoria. Le catapulte vengono caricate, le punte delle frecce in fiamme, e mentre l’accampamento nemico urla sinistre minacce sul campo della futura battaglia, l’ufficiale augura “forza e onore” al suo secondo, prima di scomparire tra gli alberi della foresta vicina, fiancheggiato dal suo fedele segugio.

Il discorso di Massimo

Lì, all’ombra del fogliame, lo attendono i suoi cavalieri, pronti a dare la vita per vincere ai suoi ordini. Perfettamente consapevole del rischio che sta per farli correre, ma totalmente fiducioso nella loro capacità di prevalere, scandito dalla magistrale colonna sonora di Hans Zimmer, declama poi un discorso venato di passione e umorismo rimasto famoso nel cinema:


Immagini universali

“Tra tre settimane raccoglierò la mia terra. Immagina dove vuoi essere, e sarai lì! Mantieni la linea, resta con me! Se ti ritrovi tutto solo, a cavalcare attraverso pascoli verdi con il sole sul viso, non preoccuparti, perché sei nei Campi dell’Eliseo e sei già morto!

Accolto dalle risate dei suoi fedeli soldati pronti a seguirlo contro ogni previsione, il generale romano conclude poi la sua invettiva con una breve frase sottile come la lama di una spada e affilata come la punta di una freccia:

“Ma… ciò che facciamo nella nostra vita risuona nell’eternità.”

I soldati non ridono più, sembrano improvvisamente seri e solenni. Anche il cane di Massimo sembra aver ascoltato attentamente. Cala il silenzio, la tempesta si avvicina.

Queste poche parole, che innescano la prima battaglia del film di Ridley Scott, avrebbero potuto essere scelte per adornare la locandina del lungometraggio, poiché riassumono meravigliosamente lo spirito dell’opera, agendo sistematicamente come un soffio epico su tutto il resto lungometraggio.

(Ri)scopri tutti i dettagli nascosti del “Gladiatore”…

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