1 luglio 1961, fine della notte

1 luglio 1961, fine della notte
1 luglio 1961, fine della notte
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EDIZIONE SPECIALE FIGARO (12/12) – Louis-Ferdinand ha scritto sulla fine della vita: “La verità è un’agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte.

Questo articolo è tratto da Edizione Speciale Figaro Céline, una stagione all’inferno, un numero speciale pubblicato in occasione del 130° anniversario della nascita dell’autrice di Voyage au bout de la nuit, il 27 maggio 1894. Per essere sempre aggiornati sulle novità storiche e culturali, iscriviti gratuitamente alla Newsletter Storia di Figaro.

Fa un caldo terribile, l’aria non circola e la notte non è stata molto più fresca. Il giorno prima, 30 giugno, scrive a Gaston Gallimard: “Penso che sia giunto il momento di stipulare un altro contratto per il mio prossimo romanzo Rigodon… nei termini del precedente, tranne la somma di 1.500 NF invece di 1.000 – altrimenti anch’io noleggerò un trattore e distruggerò la NRF (…)! »
Ha completato il suo lavoro. È sabato. Lucette, che quel giorno non dà lezioni di ballo, resta nella sua stanza al primo piano, attenta a non fare rumore per non disturbare il suo riposo. Louis si lamenta della sua testa, della luce, del caldo. Le ha chiesto di non aprire le persiane. Non vuole vedere nessuno, nessun dottore, soprattutto nessun dottore, e quando verso mezzogiorno è passato il ballerino Serge Perrault, non ha voluto vederlo. Lucette scende di tanto in tanto; accettò di bere un po’ di tè.

Nel pomeriggio, due studentesse di Lucette vengono a trovarla, per esercitarsi anche un po’, Marie-Claude e Rose. Il primo andò a trovare Louis nella sua stanza; è stato meglio, gli ha parlato un po’, ha anche scherzato, forse un po’ per rassicurarli, o per rassicurarsi, non può farne a meno. Sotto le bombe, in prigione, in ospedale, non se ne è mai privato, era più forte di lui, gli piaceva prendersi gioco del mondo, di se stesso e degli altri. Al secondo piano, nella grande sala dove si tengono le lezioni, dove si vede la Senna, Parigi da un lato, dall’altro in direzione Courbevoie, si conclude la breve lezione, le tre donne chiacchieravano più che allenarsi. Faceva troppo caldo e non potevamo fare rumore perché Louis non stava bene. Marie-Claude e Rose se ne andarono senza salutarlo, forse stava dormendo, non dovevano svegliarlo.

Leggi anche“Louis-Ferdinand Céline, questo genio spaventoso”, l’editoriale di Michel De Jaeghere

Intorno alle 17, Lucette lo trova senza fiato e suggerisce di chiamare Willemin, il dottor Willemin, suo amico. Non ne vuole sapere: “Niente dottore, niente iniezioni, niente ospedale. » Lucette applica impacchi freddi sulla fronte in fiamme. Il suo braccio destro, quello che era stato colpito da un proiettile tedesco il 27 ottobre 1914, era freddo e completamente paralizzato. Preoccupata, Lucette chiama Willemin dalla sua stanza. Promette di venire presto. Sussurrò in modo che Céline non la sentisse gridare aiuto. È tornata giù per non lasciare mai più Louis. Ovviamente muore. Respira sempre più a fatica, il petto si solleva a scatti, il respiro si fa sempre più corto.

Verso le 18, Louis-Ferdinand Céline termina il suo viaggio: ha sessantasette anni. È morto in casa, alla sola presenza dell’unica persona che amava con qua e là in giardino, in giro per casa, i suoi cani che dovevano aver sospettato qualcosa. Cani che sanno anche morire, meglio di tanti uomini, come Bessy, a Meudon, il suo cane riportato dalla Danimarca, si dirige verso nord: «È un dato di fatto, penso sempre a lei, anche quando ho la febbre… innanzitutto riesco a staccarmi da qualsiasi cosa, né da un ricordo, né da una persona, tantomeno da un cane…» Bessy aveva il cancro: “L’ho avuto, nel peggiore dei casi, per due settimane buone… oh! non si lamentava, ma vedevo… aveva più forze… dormiva accanto al mio letto… un momento, la mattina, voleva uscire… volevo sdraiarla la paglia… subito dopo l’alba… non la voleva mentre la sdraiavo… non la voleva… voleva essere da qualche altra parte… nella parte più fredda della casa e sulle pietre… si sdraiò bene… cominciò a gemere… era la fine… mi avevano detto, non ci credevo… ma era vero, era in la direzione della memoria, da dove veniva, dal Nord, dalla Danimarca, il muso a nord, rivolto a nord… » Céline aggiungerà Di un castello all’altro: ” OH ! Ho visto tante agonie… qui… là… dovunque… ma mai così belle, discrete… fedeli… ciò che nuoce nell’agonia degli uomini sono gli imbrogli…”

Céline, una stagione all’inferno, Edizione Speciale Le Figaro. € 14,90, in edicola o su Figaro Store

Copertina di Figaro Special Edition Céline, una stagione all’inferno
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