AWA THIAM PIACE SEMPRE A PUNTI

AWA THIAM PIACE SEMPRE A PUNTI
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(SenePlus) – 46 anni fa, l’antropologo senegalese Awa Thiam pubblicava “La parola alle negre“, un saggio pionieristico che ha rotto il silenzio sull’oppressione delle donne africane. A lungo indisponibile, questo potente manifesto femminista è riemerso, ripubblicato in Francia (Edizioni Divergences) e in Senegal (Edizioni Saaraba).

Con questo titolo provocatorio Awa Thiam, nata nel 1950, dà voce alle donne africane e ridefinisce i contorni di un movimento femminista fino ad allora visto come occidentale. «È un libro che ha urgente bisogno di essere letto, una riedizione necessaria», sottolinea Mame-Fatou Niang, professoressa di letteratura a Pittsburgh, nella prefazione francese. Per lei ogni lettura è una “esperienza quasi organica”: “disturbo, dolore, rabbia, disgusto, gioia, risoluzioni, ma, dopo ogni lettura, l’impressione di sentirsi ricrescere una parte amputata”.

Ndeye Fatou Kane, scrittrice e dottoranda a Parigi, insiste sulle colonne di Le Monde sulla “preziosa eredità” dell’opera: “Ogni lettura è una riscoperta per la femminista che sono”. Profondo rispetto per questa pioniera che ha osato denunciare i problemi delle donne nere.

In “La parola alle negre“, Awa Thiam rompe i tabù evocando la mutilazione genitale, la poligamia, la dote o lo sbiancamento della pelle. “Dove l’europeo si lamenta di essere doppiamente oppresso, la negra è triplamente oppressa, scrive. Oppressione per genere, per classe e per razza.”

Mame-Fatou Niang intervistata da Le Monde sottolinea che l’autore ha già formulato, con 46 anni di anticipo, il concetto di intersezionalità tra sessismo, razzismo e classe sociale. Un discorso politico fondativo dell’afrofemminismo, che chiede di prendere il suo posto nel movimento globale.

Se si sono constatati alcuni progressi, come la diminuzione delle mutilazioni genitali, il sociologo Kani Diop, nella postfazione dell’edizione senegalese, giudica che i temi di Awa Thiam “rimangono attuali”.

“È una notizia triste”, protesta Ndeye Fatou Kane. “Si parla sempre di depigmentazione, poligamia, escissione… In Gambia la legge contro l’escissione è minacciata”. Denuncia anche l’invisibilità delle femministe senegalesi, accusate di essere “occidentalizzate”.

“Ma 46 anni fa è stato uno di noi a scrivere questo libro, l’Occidente non ha niente a che fare con questo”, ricorda, rendendo omaggio alla voce potente di Awa Thiam, che senza dubbio continuerà a ispirare molte lotte.

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