Dio e l’apprendimento della sessualità

Dio e l’apprendimento della sessualità
Dio e l’apprendimento della sessualità
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Il primo lungometraggio della ginevrina Carmen Jaquier è di una bellezza mozzafiato e magistrale. Le sue immagini sublimi, morbide e nebulose, la regia dei giovani interpreti e lo scenario che unisce suspense, tensione e grande sensualità, sottolineano un indiscutibile know-how.

Fulmine nasce da un interrogativo: agli inizi del 20° secoloe secolo, nelle remote valli del Vallese, in Svizzera, dove la religione portava un vento di austerità, come trascorrevano le persone la loro adolescenza? In un momento di sconvolgimenti, rivolte e scoperte, come abbiamo imparato la sensualità?

Elisabetta fu messa in convento quando aveva dodici anni. Cinque anni dopo, alla morte del figlio maggiore, Innocente, i suoi genitori richiesero la sua presenza per aiutare nei lavori agricoli. Ritrova le sue due sorelline per le quali è immagine della Vergine Maria e alle quali incute un certo timore. Un silenzio di piombo circonda le circostanze della scomparsa dell’anziano.

Innocenza e spontaneità

Elisabeth scopre il diario di Innocente cucito in un corpetto. Perché a quel tempo alle donne non era permesso possedere nulla: dovevano nascondere i loro magri tesori. Descrive il risveglio della sua sessualità che collega al suo amore per Dio. Ben presto, insieme a tre ragazzi del paese che amavano Innocente, anche Elisabetta sperimenta il risveglio del suo corpo. Ma in questa campagna irta non c’è spazio per la comprensione: dobbiamo fare affidamento sul paradiso o sull’inferno.

“Il ritrovamento di una serie di piccoli quaderni appartenenti alla mia bisnonna nei quali, ogni giorno, dialogava con il Signore, ha fatto nascere nella mia testa numerose finzioni dice la regista Carmen Jaquier. Le parole di mia nonna, una donna semplice, lontana dalla letteratura, erano appassionate. La sua fede gli ha permesso di affrontare le sue paure. Non era mai stata così intima con qualcuno come lo era stata con Dio? » «Nella mia immaginazione la vedevo come una misticaconfida la ginevrina, ispirandosi alla sua ispirazione. Ho pensato a quanto è stato tolto alle donne, soprattutto in termini di autonomia ed espressione. Come le donne, per quanto diverse, siano riuscite a creare spazi di relazione, connessioni, riflessioni intime ed essenziali per affrontare la vita…”

La sessualità è trattata in modo solare, edonistico, senza tabù ma senza trasgressione: quando questi quattro adolescenti si amano, scoprono allo stesso tempo se stessi. Lei si offre a loro, anche loro si amano: tutto è innocenza e spontaneità. Grazie alla regia di Carmen Jaquier, l’interpretazione di questi quattro è perfetta: prima Lily Grasmuth (Élisabeth) e poi i tre ragazzi Mermoz Melchior (Joseph), Benjamin Python (Émile) e Noah Watzlawick (Pierrot).

Fulmine è un film profondo, sensuale, magnifico: una chicca da non perdere.

“Lampo” – 1:32 – mercoledì 22 maggio

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