Ad Art Rock, la genialità di Daho ci ritorna come un boomerang [Vidéo]

Ad Art Rock, la genialità di Daho ci ritorna come un boomerang [Vidéo]
Ad Art Rock, la genialità di Daho ci ritorna come un boomerang [Vidéo]
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Ricorderemo che il concerto si è concluso con “Overture”. Bellissimo. Ipnotico. Impenetrabile. È passata molta strada prima che ci incontrassimo, dice il testo. Infatti, è stato solo alla 41a edizione del festival che Étienne Daho ha trovato questo pubblico Art Rock, a Saint-Brieuc. Un pubblico amorevole e spumeggiante al quale ha dato tutto. Il suo istinto, il suo ardore, la sua genialità.

Carte Blanche, gli aveva detto Alice Boinet, la programmatrice. Étienne aveva le carte, la pagina era bianca. Il più rennais dei cantanti pop aveva quindi deciso di portare i suoi fratelli e sorelle artisti a Saint-Brieuc, all’1:10 sulla RN12. In alto, proprio in cima a questa pagina, c’era la sua performance, con gli unici vincoli: un luogo, un giorno, un’ora. Luogo Poulain-Corbion. domenica 19 maggio. 21:15

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(Lionel Le Saux/Le Télégramme)

Darcel, Tox, Gainsbourg

Architetto eccezionale nel suo campo, Daho aveva costruito uno spettacolo pazzesco, pazzesco. Il suo piano era solido e inarrestabile: portare il pubblico in un viaggio da un album all’altro, dai successi degli anni Ottanta (“Le grand rêve”, “Sortir ce soir”, “Tombé pour la France”) fino al design più recente (“Le Phare”), passando per le pepite architettate con Tox (“L’Invitation”) o le cover diventate leggendarie (“My ride to me”, “Comme un boomerang”).

Come addio, Daho scelse dei cannoni coriandoli da sparare di notte contro le migliaia di stelle che brillavano lì davanti a lui. “Shoulder Tatoo” ha poi preso il sopravvento su tutte le orecchie e su tutti i corpi. Finito il concerto, si balla ancora. Francamente, in questo mondo blu come Étienne, torneremmo lì.

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