ne “Il prigioniero di Bordeaux”, Isabelle Huppert e Hafsia Herzi nei panni delle false sorelle da salotto

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Mina (Hafsia Herzi) e Alma (Isabelle Huppert), in “La Prisonnière de Bordeaux”, di Patricia Mazuy. I FILM DI LOSANGE

LA FORZA DEI FILMMAKER

Nel piccolo laboratorio dei radicali liberi della Quindicina arriva, sabato 18 maggio, un film dal cast molto nutrito! Abbiamo nominato Il prigioniero di Bordeaux, di Patricia Mazuy, con Isabelle Huppert e Hafsia Herzi. La comunità di Cannes non deve impedirci di fare chiarezza, in tempi brevi, sul caso Mazuy. Nata a Digione, nata nel 1960. Figlia di panettieri poi studentessa all’HEC di Parigi prima di intraprendere la carriera nel cinema.

Leggi l’intervista con Patricia Mazuy (nel 2022): Articolo riservato ai nostri abbonati “Ho trovato interessante esplorare l’idea di un film nero, contemporaneo, al centro delle relazioni di dominio”

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Sette lungometraggi in trentacinque anni di carriera, è un processo lento. In contrappunto: femminismo ad altissima intensità e lotta, versione libertaria. Registro: molto, molto nero (Pelli bovine1989; Bowling Saturno, 2022); fantasia folle (Bassa Normandia2004 ; Paul Sanchez è tornato!, 2018); di romanticismo consapevole (Saint-Cyr2000; Sport per ragazze, 2011).

Il prigioniero di Bordeaux – un intero programma! – organizza l’incontro degli estremi. Quello di Alma (Isabelle Huppert), una ricca donna bordolese, e di Mina (Hafsia Herzi), una giovane madre di città. Si incontrano nel parlatorio di una prigione vicina, per scoprirsi senza i loro mariti. Il primo, un ricco neurologo di una clinica privata e marito volubile, ha investito una sera, ubriaco, due persone in macchina. Il secondo ha rapinato una gioielleria sotto la minaccia delle armi. Si forma comunque un’amicizia fulminea, che regge a malapena come argomento di trama. Patricia Mazuy non disdegna mai la forza.

Il nulla esistenziale

Alma invita Mina e i suoi due figli, che vivono lontani dal carcere, nella sua villa dove la solitudine le pesa, inoltre le trova un lavoro presso la clinica del marito. La consapevolezza del suo nulla esistenziale causato dalla reclusione del marito la risveglia, sinceramente, all’attenzione verso gli altri. Mina, dal canto suo, risponde a questa offerta con il pragmatismo e l’urgenza della necessità. Incalzata da Yacine, il fratello di uno dei soci di suo marito ucciso durante il furto, che pretende la sua parte del bottino, lei naviga il più rapidamente e con la massima precisione possibile.

Il film è, essenzialmente, la storia di questa singolare amicizia. Le due attrici non sono certo irriconoscibili, ma rinnovano qualcosa della loro immagine. Huppert, il cui personaggio è come cloroformizzato dal conforto e dalla tristezza, si muove al rallentatore. Herzi, qui intrecciato e proletarizzato, perde il suo affascinante languore ed è come indurito e rianimato. Partendo sotto il segno contemporaneo della sorellanza, la dinamica del film ci conduce impercettibilmente verso il vecchio fronte sociale, che una parentesi falsamente incantata ci aveva fatto perdere di vista. Alma emergerà ferita ma sveglia. Questo è buono e buono, ma ancora un po’ corto.

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