Furiosa: George Miller infiamma il Festival di Cannes con lo splendido prequel di Mad Max: Fury Road

Furiosa: George Miller infiamma il Festival di Cannes con lo splendido prequel di Mad Max: Fury Road
Furiosa: George Miller infiamma il Festival di Cannes con lo splendido prequel di Mad Max: Fury Road
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Dobbiamo prima piangere e annunciare a coloro che verranno a cercare Furiosa un complemento all’intossicazione meccanica del Furia Strada, che rischiano di essere destabilizzati, e probabilmente anche delusi. Come ha già fatto in passato, si potrebbe addirittura pensare che George Miller stia prendendo l’immaginazione che ha forgiato controcorrente: la grazia da cartone animato di Via della Furia lascia il posto ad un affresco distribuito su più di un decennio, tagliato in capitoli; il viaggio in linea retta qui risulta essere più spigoloso e tortuoso. I cattivi di Via della Furiain particolare la bestia gigante Rictus, non appaiono più semplicemente come bambini turbolenti, distruttivi e radicalizzati, ossessionati dal loro ingresso nel Valhalla (sacrificandosi, se possibile, con un po’ di brio e grandi esplosioni), ma veri e propri bruti assetati di sangue, determinati a conquistare tutto, per alienare, schiacciare o possedere tutto ciò che non fa parte della loro banda.

Estendendo la sua storia per quasi due ore e mezza, George Miller si dà spazio a più ambiguità ma anche a un’oscurità più diffusa. Si esprime non tanto attraverso la furia del montaggio o con prove formali di forza, quanto attraverso i silenzi, attraverso un susseguirsi di elementi tragici che, tutti insieme, lasciano intravedere il lungo cammino della sua eroina verso un odio irreversibile di rispetto per un popolo di uomini. e i loro despoti. È come se tutti i motivi e i personaggi di Via della Furia era già avvenuto, da Immortan Joe a Gas Town, ma davanti ai nostri occhi si stava consumando un cambiamento irreversibile: gli ultimi istanti in cui l’idea di follia ha ancora senso e c’è chi cerca di districarsi da un inferno che finirà per inghiottire tutti noi.

Anche se il film non suscita la stessa sensazione di stupore, e si rivela un po’ laborioso o antiestetico in alcuni punti (alcuni effetti speciali non sono all’altezza di un blockbuster da 165 milioni di dollari), vince, come nel precedente lungometraggio di George Miller film uscito nel 2022 Tremila anni ti aspettano, nel tempo, a patto che lo spettatore se lo lasci infondere nella mente. Impossibile poi, a distanza di diversi giorni, non ricordare lo sguardo focoso di Anya Taylor-Joy, che riesce a prendere il posto – fino ad allora inimmaginabile – di Charlize Theron, perfetta nei panni della cavaliere dell’Apocalisse.

Allora diciamo anche a noi stessi che è senza dubbio la migliore idea che ha avuto il regista 79enne quella di non voler riprodurre, ripresa per ripresa, uno dei pochi monumenti che compongono la sua filmografia e di cui parleremo ancora tra diversi decenni, anche se anche il cinema avrebbe conosciuto un tramonto. Furiosa, una storia di emancipazione piena di spine e vicoli ciechi, incarna esattamente cosa significa essere un artista a Hollywood oggi: una lotta costante, dolorosa e furiosa, contro l’indolenza e il silenzio che i potenti producono. Per quanto disorientante, decisamente bizzarro e scomodo com’è, il film di George Miller rimane un atto cinematografico di incredibile singolarità che da me non merita altro che celebrazione.

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