abbiamo visto un emozionante (e terrificante) thriller di spionaggio

abbiamo visto un emozionante (e terrificante) thriller di spionaggio
abbiamo visto un emozionante (e terrificante) thriller di spionaggio
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Film di apertura della Settimana della Critica al Festival di Cannes 2024, “The Ghosts” è un thriller di spionaggio teso e molto efficace, ispirato a eventi reali e arricchito dalla travolgente interpretazione di Adam Bessa.

I fantasmithriller avvincente e una terribile storia vera

Dopo la cerimonia di apertura condotta da Camille Cottin, durante la quale l’attrice Meryl Streep è stata insignita della Palma d’Oro onoraria e che si è conclusa con la proiezione della commedia Il secondo atto di Quentin Dupieux, il 77° Festival di Cannes ha aperto il 15 maggio la sua Settimana della Critica con il thriller di spionaggio I fantasmi.

Il suo regista è Jonathan Millet, che in precedenza si è distinto con diversi documentari tra cui Ceuta, dolce prigione e numerosi cortometraggi. I fantasmi è il suo primo lungometraggio di finzione. Ciò trae spunto da fatti reali, e da una barbarie già documentata ma la cui appartenenza ad un passato immediato e silenzioso fa sì che il suo riconoscimento sia ancora circondato da una forma di “nebbia di guerra”.

I fantasmi ci porta, subito dopo la fine della recente guerra civile siriana, alla caccia di un criminale di guerra siriano, torturatore nella terribile prigione di Saidnaya. In questa prigione, spesso descritta come un “campo di sterminio”, migliaia di oppositori del regime di Bashar Al-Assad hanno perso la vita, sotto tortura o giustiziati in serie mediante impiccagione. Secondo Amnesty International, tra il 2011 e il 2018 vi sono morti circa 30.000 detenuti.

Un thriller paranoico e inquietante

Su questa terribile realtà, che Jonathan Millet lascia completamente fuori campo e non suggerisce mai se non attraverso le rare parole dei personaggi, I fantasmi offre un thriller di spionaggio anti-spettacolare ma perfettamente avvincente su un uomo, Hamid, in lutto, torturato a Saidnaya, e che segue il suo aguzzino in tutta Europa, nascosto. Poiché Hamid non ha mai visto questo individuo, di nome Harfaz, essendo stato sistematicamente bendato o con la testa coperta durante gli interrogatori e le sessioni di tortura, è attraverso gli altri sensi che deve seguire la pista. Gli odori, e l’udito in particolare, con Hamid che ascolta in cuffia le testimonianze e i racconti di altri detenuti.

Con grande economia di mezzi – come i suoi personaggi – il film I fantasmi riesce a creare una terribile tensione esterna, impalpabile e invisibile, ma presente. Comprendiamo che Hamid, sotto falsa identità, e i suoi compagni cacciatori sono essi stessi minacciati dal potere siriano. Senza avere conoscenza visiva del suo “bersaglio”, Hamid deve quindi avvicinarsi ad esso con cautela, paranoia e anche incertezza. Tra Monaco, Strasburgo, Parigi, è sulla strada giusta?

Un’altra grande prestazione di Adam Bessa…

Adam Bessa è una stella. Se il grande pubblico non lo conosce ancora, oppure solo come comprimario nei film Tyler Rake, il futuro in cui sarà riconosciuto come uno dei principali attori del cinema mondiale è molto vicino. Egli ha infatti, sia sullo schermo che fuori, quest’aura inspiegabile, questo mistero che ha anche Léa Seydoux, questa presenza piena che allo stesso tempo suggerisce un’assenza, una fuga, attraverso tutto ciò che questa presenza offre. Oltretutto. Insomma, non è chiaro, le parole falliscono, è indescrivibile, ed è per questo che è una star del cinema.

Interamente strutturata attorno al suo punto di vista, la macchina da presa di Jonathan Millet filma Adam Bessa a tutte le distanze, con tutte le angolazioni e l’inquadratura quasi “firma” dell’attore, campo medio della parte superiore del corpo di profilo, volto diviso tra ombra e luce, sguardo di evasione. Ciò che, tra l’altro, accomuna i film in cui interpreta il ruolo principale, è questo amore che tutte le inquadrature e le luci sembrano nutrire per lui. Come ha già fatto per il suo personaggio in Harka, Adam Bessa non fa parlare molto Hamid. Tutto è interiore, nelle tensioni e nei movimenti dello sguardo e della mascella, tutto è nel suo approccio, quello di un “fantasma”, evanescente e danneggiato, inafferrabile perché gracile e sfuggente.

I fantasmi, la cui economia di parole e l’effetto di vagabondaggio dato al viaggio di Hamid a volte causano dei tempi di inattività, culmina in una scena lunga ed eccezionale, un confronto memorabile tra Hamid e Harfaz. Mentre Hamid, contro il parere degli altri membri della sua cella, avvicina la sorveglianza e segue Harfaz in una mensa. Quest’ultimo, riconoscendo un connazionale siriano e senza sospettare che Hamid lo stia perseguitando, lo invita al suo tavolo. Ciascuno nascondendo il proprio segreto, il carnefice e la vittima poi “si conoscono”.

…e Tawfeek Barhom

Per affrontare Hamid/Adam Bessa serviva un altro attore di punta. E, notato dentro La cospirazione del CairoL’attore palestinese Tawfeek Barhom offre una performance nel suo ruolo di Harfaz tanto breve – è il personaggio braccato e la sagoma lontana del film – quanto fenomenale nell’infondere un sordo terrore.

Harfaz (Tawfeek Barhom) – I fantasmi ©Memento Distribution

Valiamo le nostre parole quando scriviamo che questo confronto mantiene, sebbene in un genere completamente diverso, una tensione e una potenza cinematografica paragonabili a quelle di Calore. In questo tipo di sequenze di dialogo, infatti, la regia ha spesso poco spazio di manovra, con un inevitabile campo/controcampo, per cui spetta sostanzialmente agli attori fare il lavoro. Faccia a faccia, i due giovani attori riescono, con e nonostante parole non autentiche, a tradurre con una potenza terrificante quanto il soggetto, l’immensa tensione della situazione presente e l’infinito orrore del loro passato condiviso.

Questi punti emozionanti del particolare dramma che si svolge sullo schermo sono abbinati a domande più universali, che attraversano tutto. I fantasmi. Chi siamo quando siamo sottoterra? Come si fa giustizia quando nessuna istituzione ne è responsabile, quando questa giustizia verrebbe resa “illegalmente”? Come puoi evitare di diventare tu stesso un boia?

Un sublime thriller realistico

Nelle sue intenzioni, I fantasmi può anche ricordare L’ufficio delle leggende Quello Monaco E Conversazione segreta. Ma anche menzionare Mosul E Harkaperché Adam Bessa se ne appropria e ancora una volta porta con sé una storia taciuta e ignorata del mondo arabo, ridando esistenza a individui, e alle loro lotte, che sono invisibili, che sono “fantasmi”.

Jonathan Millet racconta in un thriller di spionaggio, con realismo e veridicità quasi documentaristica, una storia vera di questi fantasmi. Con questo personaggio e il suo percorso affidatogli dal regista, Adam Bessa apporta a questa storia una forza cinematografica formidabile e superiore, e il sublime, mescolando nella stessa performance grandi sensazioni cinematografiche e un invito politico, un indirizzo profondamente e concretamente umano per affrontare una situazione immensa tragedia recente.

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