Il 77° Festival di Cannes si apre con la palma d’onore per Meryl Streep – rts.ch

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Il 77° Festival di Cannes si apre con la palma d’onore per Meryl Streep – rts.ch
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“L’Apprendista” di Ali Abbasi:

Dopo “Border” e “Le notti di Mashhad”, il regista danese di origini iraniane ripercorre la giovinezza di Donald Trump, costruendo un impero immobiliare negli anni ’70 e ’80.

“Motel Destino” di Karim Aïnouz:

Presentata con “The Queen’s Game”, in concorso l’anno scorso a Cannes, la brasiliana si è recata nel Nordeste per girare una “commedia sessuale” incentrata sul desiderio.

“Uccello” di Andrea Arnold:

Doppia notizia per il cineasta britannico. Famosa per aver dinamizzato i film sociali, riceverà la Carrosse d’oro, incoronando ogni anno a Cannes un regista che dimostra audacia e innovazione. E Andrea Arnold presenterà la sua nuova opera portata dal duo Barry Keoghan e Franz Rogowski.

“Emilia Perez” di Jacques Audiard:

Palma d’Oro nel 2015, il francese torna con un film a metà strada tra thriller e commedia musicale sullo sfondo del traffico di droga in Messico, con un cast a cinque stelle guidato da Selena Gomez e Zoe Saldaña.

“Anora” di Sean Baker:

Figura del cinema indipendente, il regista americano di “The Florida Project” segue il viaggio di una prostituta tra New York e Las Vegas.

“Megalopoli” di Francis Ford Coppola:

Mancano epiteti per questo film, forse il più atteso della competizione, con un budget di 100 milioni di dollari, sulla distruzione e ricostruzione di una megalopoli. Con Adam Driver.

“Le Sindoni” di David Cronenberg:

Il re del sangue viscerale immagina un sistema che permetta ai vivi di connettersi con i propri defunti in un film sulla perdita dei propri cari, con Vincent Cassel e Diane Kruger.

“La Sostanza” di Coralie Fargeat:

La francese che nel 2018 ha diretto il film “Revenge”, giustamente intitolato, orchestra il ritorno alla ribalta di Demi Moore per un film cruento e impenitente, con molto sangue sullo schermo, ci viene promesso.

“Grand Tour” di Miguel Gomes:

Il portoghese, regista di “Tabou” nel 2012, immagina un funzionario pubblico britannico stabilitosi in Birmania nel 1917, che lascia la fidanzata per partire per un “grand tour” in Asia.

“Marcello Mio” di Christophe Honoré:

Marcello Mastroianni (scomparso nel 1996, di cui quest’anno si celebra il centenario della nascita) evocato attraverso la figlia Chiara, accanto alla madre Catherine Deneuve e ai parenti, Benjamin Biolay e Melvil Poupaud.

“Presi dalle maree” di Jia Zhang-Ke:

Il maestro cinese realizza un’epopea cinematografica unica che abbraccia tutti i suoi film e venticinque anni di storia di un paese nel mezzo del cambiamento, con la sua musa e moglie in città, Zhao Tao.

“Tutto ciò che immaginiamo come luce” di Payal Kapadia:

Il regista filma i desideri di due donne in India, tra cui un’infermiera di Bombay, coinvolta in un matrimonio combinato.

“Un tipo di gentilezza” di Yorgos Lanthimos:

Il regista greco ritrova la sua attrice preferita Emma Stone, incoronata con un secondo Oscar per “Povere creature”. Interpreta una donna che non ritorna più la stessa da una scomparsa in mare.

“L’amour ouf” di Gilles Lellouche:

Dopo il successo di “Grand bain”, presentato fuori concorso, l’attore francese racconta l’epica storia d’amore di una coppia inaffondabile che si incontra al liceo, interpretata da François Civil e Adèle Exarchopoulos.

“Diamante grezzo” di Agathe Riedinger:

Il primo film della francese, sui sogni e le utopie di un’adolescente sotto il sole polveroso di Fréjus (sud della Francia), persa nei meandri dei social network.

“Oh Canada” di Paul Schrader:

Uma Thurman e Richard Gere al centro di un film tratto da un libro di Russell Banks. Un famoso documentarista canadese, condannato dalla malattia, concede un’ultima intervista a uno dei suoi ex studenti, per raccontare finalmente tutta la verità su come era la sua vita. Una confessione filmata davanti agli occhi della sua ultima moglie.

“Limonov, la ballata di Eddie” di Kirill Serebrennikov:

Dopo “La moglie di Čajkovskij”, il cineasta russo in esilio si interessa allo scrittore e dissidente politico russo Edouard Limonov, interpretato da Ben Whishaw nell’adattamento del romanzo di Emmanuel Carrère.

“Partenope” di Paolo Sorrentino:

Il regista de “La Grande Belleza” filma gli amori impossibili di una giovane donna ambientando Napoli, “una città che ammalia, incanta, urla, ride e può ferire”, secondo la sinossi.

“La ragazza con l’ago” di Magnus Von Horn:

Un film d’epoca sulla storia di Dagmar Overbye che uccise dozzine di bambini a Copenaghen negli anni ’10 e fu condannato all’ergastolo. Del regista svedese di “Sweat” (2020).

“Tre chilometri alla fine del mondo” di Emmanuel Parvu:

Adi, 17 anni, trascorre l’estate nel suo villaggio natale, annidato nel delta del Danubio. Una sera viene violentemente aggredito per strada. Il giorno successivo, il suo mondo viene completamente capovolto. I suoi genitori non lo guardano più come una volta e l’apparente tranquillità del villaggio comincia a sgretolarsi.

“Il più prezioso dei beni” di Michel Hazanavicius:

Un primo tentativo di cinema d’animazione per l’eclettico regista di “The Artist”. Adattato da un’opera teatrale di Jean-Claude Grumberg, il film evoca il ricordo della Shoah e il destino di un bambino ebreo che sfugge miracolosamente alla deportazione nel campo di sterminio nazista di Auschwitz.

“I semi del fico selvatico” di Mohammad Rasoulof:

Non conosciamo esattamente la trama di questo film. Realizzato in segreto e senza l’autorizzazione delle autorità iraniane, il film potrebbe affrontare temi legati alla repressione del regime iraniano e alla lotta per la libertà.

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