Cannes 2024: “Il secondo atto” di Quentin Dupieux, deviazione dalla sceneggiatura

Cannes 2024: “Il secondo atto” di Quentin Dupieux, deviazione dalla sceneggiatura
Cannes 2024: “Il secondo atto” di Quentin Dupieux, deviazione dalla sceneggiatura
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Florence ha un incontro con David, l’uomo della sua vita, che intende presentare a suo padre Guillaume. David ha invitato il suo amico Willy, nella speranza di regalargli Florence, che gli sta uscendo dagli occhi. Questo è per il Secondo Atto e il suo discorso di vaudeville “nulla di cui preoccuparsi” – non siamo noi, ma Guillaume/Vincent Lindon a dirlo. Perché nel 13e lungometraggio di Quentin Dupieux, come altrove in Yannick, uscito l’anno scorso, gli attori si ribellano alla sceneggiatura, non recitano le scene, discutono come straccioni. E non eseguirà mai effettivamente l’atto del titolo. Tanto meglio per noi.

Se l’autore di Gomma o anche La realtà finge di interessarsi alla commedia di costume, non fa altro che aprire la pancia del genere come un’assurda autopsia e riversarne gli organi sul suo grande tavolo metatestuale. Cinema che parla di cinema, e addirittura ci ride sopra, come fa in gran stile all’apertura della messa solenne di Cannes.

Quando Dupieux prende l’arte alla leggera, lo fa con la massima serietà del mondo

Qui, il film di Dupieux, con tutto il suo paradosso, sale i gradini del tappeto rosso mentre cerca di scardinare la settima arte dal suo piedistallo: “Il cinema è inutile, e questo è il bello! » dice Florence, alias Léa Seydoux, e la risposta risuona come la definitiva professione di fede del gesto “dupieusiano”.

Poiché la narrazione stessa è una truffa, un artificio da fiera, il cineasta mette a nudo le cuciture, si interessa al retrobottega: comparsa maltrattata (il brillante Manuel Guillot, dissoluto nel mondo del doppiaggio), pietose guerre di ego, attrice sull’orlo del fallimento esaurimento nervoso, star insostenibile e polemica sulle labbra (Raphaël Quenard).

Il Festival di Cannes si aprirebbe dunque con una grande impresa per dissacrare la settima arte, un oggetto che sulla Croisette sarà per dieci giorni il baricentro delle discussioni, dei dibattiti, delle dispute, dell’esistenza della maggior parte dei frequentatori del festival? Non proprio. Il secondo atto si basa proprio su due tour de force cinematografici, due vasti piani sequenza con dialoghi in carrellate posteriori. Questo atto di coraggio dimostra che Quentin Dupieux, quando prende l’arte alla leggera, lo fa con la massima serietà del mondo.

Bisogna immaginare la preparazione per realizzare questo pas de deux verbale, adattato esattamente allo spunto esatto, che Louis Garrel e Raphaël Quenard, poi Vincent Lindon e Léa Seydoux, riescono brillantemente. Gesto da piccolo furbo geniale (li preferiremo sempre ai grandi idioti mediocri), questo Secondo atto si afferma come uno dei film più riusciti di un autore stacanovista, che qui giunge al suo terzo film in meno di un anno (dopo Yannick E Daaaaaali!).

E peccato se, come spesso accade, Quentin Dupieux fatica a trovare un punto di partenza per completare la sua storia, a causa di una narrazione che ha mandato in tilt. La sua ripresa finale, l’ultimo filone cinematografico portato alla luce, è il calcio d’inizio perfetto per due settimane di appassionati di cinema. Che, anche se non serviranno a niente, saranno senza dubbio molto “cool”.

Il secondo atto, di Quentin Dupieux, Francia, 1h20

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