Deserti, il Marocco rurale “risparmiato dalla modernità e dall’individualismo”

Deserti, il Marocco rurale “risparmiato dalla modernità e dall’individualismo”
Deserti, il Marocco rurale “risparmiato dalla modernità e dall’individualismo”
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Selezionato alla Quinzaine des Cineasti del Festival di Cannes 2023 e premiato al Festival di Valencia, l’ultimo lavoro del cineasta, “Deserts”, si distingue per l’estetica minimalista delle sue inquadrature, rivelando un Marocco più autentico e rurale. “È un film burlesco, un western quasi mitologico, un racconto e una satira» del mondo capitalista, rivela Faouzi Bensaïdi.

Ci porta nella vita quotidiana di Mehdi e Hamid, due amici di lunga data che lavorano per un’agenzia di riscossione. La loro routine consiste nel viaggiare attraverso i remoti villaggi del profondo sud del Marocco a bordo di una vecchia macchina, alloggiare in hotel fatiscenti e cercare di raggiungere i loro obiettivi di recupero. La loro vita quotidiana viene sconvolta quando incontrano un fuggitivo, ammanettato su una moto, in una stazione di servizio nel cuore del deserto. Quest’uomo, con il suo aspetto minaccioso, cambierà il corso delle loro vite.

Fin dalle prime immagini lo spettatore è immerso in un mondo in cui “diverse storie, diversi personaggi e diverse realtà», specifica il regista. Esplora”i deserti interiori degli esseri, la loro vita spirituale ed interiore”, mentre descrivono la loro esistenza quotidiana. Attraverso questa molteplicità, il regista riesce a tessere una narrazione marocchina e allo stesso tempo universale, affrontando temi profondi come “l’abbandono delle popolazioni precarie da parte del potere e la precarietà del sottoproletariato», che risuonano come un male globale.

La forza di “Deserts” risiede nella sua capacità di evocare questioni contemporanee in modo sottile ma di grande impatto. Evidenziando le classi lavoratrici, il film invita alla riflessione su questioni più generali, tra cui “debito globale, inflazione e crisi dei subprime“. L’autore trascende così i confini geografici per esplorare le realtà sociali globali.

Ma Bensaïdi non si accontenta solo di esplorare temi sociali ed economici. Si ispira anche al genere occidentale per dare forma alla sua storia. Questa influenza cinematografica traspare attraverso diversi elementi distintivi nel corso del film. Per cominciare, Bensaïdi utilizza l’arida cornice dei deserti marocchini per evocare l’estetica iconica dei western. Il regista riesce a catturare l’essenza stessa di questi deserti, sia fisica che spirituale, poetica e sociale. Le vaste distese di sabbia e paesaggi rocciosi forniscono un ambiente ideale, che ricorda le terre selvagge del selvaggio West americano. Inoltre, l’utilizzo dei cavalli in sostituzione della loro improbabile automobile decappottabile amplifica questo aspetto.

A ciò si aggiunge l’uso sapiente dell’illuminazione che mette in risalto i contrasti dei paesaggi desertici ma anche delle situazioni tra i personaggi. Bensaïdi si diverte a creare giochi di luci e ombre che rafforzano la sensazione di isolamento. Infine, usa musica ricca di suspense, come occidentale di Sergio Leone, pur lasciando volutamente momenti di silenzio, amplificando l’intensità emotiva delle scene.

In “Deserts” è palpabile anche l’influenza di due grandi maestri del cinema, Charlie Chaplin e Wes Anderson. Innanzitutto, sul lato burlesque, l’eredità di Chaplin si fa sentire attraverso l’aspetto comico e talvolta assurdo di certe situazioni. Come lui, Bensaïdi usa il burlesque per affrontare temi seri in modo giocoso, permettendo allo spettatore di pensare mentre si diverte. I momenti comici di “Deserts” possono essere interpretati come una sottile critica sociale, alla maniera dei film di Charlie Chaplin L’emigrante (2017) o La corsa all’oro (1925), che spesso utilizzavano l’umorismo per denunciare le ingiustizie e le assurdità della società.

Quando si tratta di estetica e messa in scena, l’influenza di Wes Anderson è innegabile. I piani meticolosamente realizzati e la simmetria visiva richiamano lo stile distintivo di quest’ultimo. Come il regista americano, Bensaïdi attribuisce grande importanza ai dettagli, creando immagini che sembrano quasi ferme nel tempo, come quadri viventi. Questa meticolosa attenzione alle scenografie, ai costumi e alla composizione delle inquadrature conferisce a “Deserts” un’estetica unica e coinvolgente, sottolineando al contempo l’approccio teatrale alla narrazione.

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