Obbligo vaccinale contro il Covid-19: potrebbe valere anche per i dipendenti non sanitari

Obbligo vaccinale contro il Covid-19: potrebbe valere anche per i dipendenti non sanitari
Obbligo vaccinale contro il Covid-19: potrebbe valere anche per i dipendenti non sanitari
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L’epidemia di Covid-19 ha reso necessaria l’adozione di misure eccezionali, tra cui l’obbligo di vaccinazione del personale del settore medico-sociale, con il rischio di vedere sospesa la propria capacità lavorativa. Ma quest’obbligo valeva solo per gli operatori sanitari?

Obbligo vaccinale contro il Covid-19: richiami al quadro normativo

Tra il 15 settembre 2021 e il 15 maggio 2023, alcuni dipendenti di strutture sanitarie e medico-sociali non potevano più svolgere la propria attività se non presentavano un certificato di vaccinazione.

In tal caso, il datore di lavoro doveva informare il lavoratore delle conseguenze di tale divieto sul suo impiego nonché dei mezzi per regolarizzare la sua situazione.

Un lavoratore interdetto dal lavoro poteva, con l’accordo del suo datore di lavoro, usufruire dei giorni di riposo (congedo retribuito, convenzionale, ecc.). In caso contrario, il suo contratto di lavoro è stato sospeso. Il che, di fatto, ha comportato l’interruzione del pagamento del suo compenso.

Questa situazione si è conclusa non appena il dipendente ha presentato un pass vaccinale valido.

Tale obbligo di vaccinazione è imposto, più precisamente, a qualsiasi persona che lavori regolarmente in strutture e servizi sociali e medico-sociali. Quindi non ha avuto alcun impatto:

  • l’ubicazione dei locali in questione;
  • se una persona ha svolto o meno attività di cura;
  • se il dipendente è in contatto o meno con malati o operatori sanitari.

È su questa base che la Corte di Cassazione ha avuto recentemente occasione di pronunciarsi.

Inosservanza dell’obbligo vaccinale da parte del personale non sanitario: possibile sospensione del contratto di lavoro

Il caso presentato all’Alta Corte riguardava un dipendente che svolgeva funzioni contabili in una casa di riposo. Non presentando una tessera sanitaria valida, il suo datore di lavoro ha sospeso il suo contratto di lavoro il 10 novembre 2021.

Quest’ultimo ha poi chiesto, poi ottenuto, l’annullamento di tale provvedimento dinanzi al tribunale del lavoro. Ma è stata successivamente respinta dalla Corte d’appello di Colmar, confermata poi nella sua analisi dalla Corte di Cassazione.

Pertanto, considererà che, anche se la dipendente non è stata a contatto diretto con il malato, ha mantenuto, data la sua sede di lavoro, interazioni con gli operatori sanitari a contatto con quest’ultimo. In conclusione, il datore di lavoro aveva ragione nel richiedere la presentazione del libretto vaccinale. Tale obbligo di vaccinazione non era quindi sproporzionato rispetto all’obiettivo di tutela della salute pubblica perseguito dalla legge.


Corte di Cassazione, sezione sociale, 13 marzo 2024, n. e ha potuto dedurre che l’imposizione della vaccinazione obbligatoria non appariva sproporzionata)

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