Cannes 2024: Richard Gere, attore gentiluomo

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Richard Gere, prima della proiezione del film “Oh, Canada”, di Paul Schrader, a Cannes, 18 maggio 2024. CHRISTOPHE SIMON/AFP

Sempreverde, Richard Gere. In tarda età, l’attore si è ricollegato alle sue origini rurali. Lui, cresciuto in una fattoria nel nord-est degli Stati Uniti, ne ha recentemente acquistata un’altra, nella stessa regione. Avrebbe seguito quelli spezzati dei suoi antenati, che erano nel latte? Al Festival di Cannes, dove torna in competizione Oh, il Canada, di Paul Schrader, diffonde l’aura senza età di una divinità bovina – vacca sacra, toro alato, vitello d’oro. Ammiratelo mentre rimugina tranquillamente da un’intervista all’altra, nel palazzo dove si sta orchestrando la promozione del film: l’aria di campagna riesce all’attore, che indossa magnificamente i suoi 74 anni.

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Aveva trentadue anni meno l’ultima volta che ha condiviso il palco con Uma Thurman, sua compagna Oh, il Canada. Il film si chiamava A sangue caldo per omicidio a sangue freddo, un thriller che tutti, compresi i suoi attori principali, sembrano aver dimenticato. Per il duo affiorano altri ricordi: “Uma?” L’ho conosciuta quando era piccola, in campagna, a casa di suo padre [le théologien Robert Thurman, spécialiste du bouddhisme tibétain], con il Dalai Lamariavvolge questo convinto buddista, figura della causa tibetana. Stavamo tornando a New York, una tempesta di neve aveva creato un traffico mostruoso…”

Da allora i due attori sono amici come maiali, almeno a giudicare dalla complicità che dimostrano, fianco a fianco, nelle interviste. È un altro animale che l’attrice evoca per descrivere il ricongiungimento di Richard Gere con Paul Schrader, che aveva accresciuto la sua popolarità grazie a Gigolò americano (1980): “Paul e Richard?” Sembravano due vecchi cagnolini, felicissimi di annusarsi a vicenda dopo tutto questo tempo! »fa scivolare l’attrice con malizia.

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“Una specie di sogno febbrile”

È vero che il regista 77enne, nascosto in un angolo del palazzo, ha l’aria di un bulldog tornato da tutto, in particolare da una forma lunga di Covid-19 che non è riuscito a sopraffarlo di recente. Di fronte alla malattia che avrebbe portato via il suo amico scrittore Russell Banks (1940-2023), Schrader sentì il bisogno di adattare uno dei suoi ultimi romanzi, Oh, il Canada (Actes Sud, 2022), la storia di un documentarista in punto di morte, che racconta le sue quattro verità davanti alla telecamera di ex studenti. “I bravi attori non sono comunibrontola Schrader, la cui moglie soffre del morbo di Alzheimer. Quanti ne rimangono ? Due o tre, massimo. Anthony Hopkins una volta interpretava un vecchio che perde la testa [dans The Father, 2020]. Anche Jonathan Pryce [dans Une vie, 2023]. Allora ho pensato al buon vecchio gigolò, e l’ho immaginato morire…”

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