“The Palace”, di Roman Polanski, una satira sociale che fa pschitt!

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Magnolia (Bronwyn James), Tonino (Fortunato Cerlino), Arthur William Dallas III (John Cleese) e Hansueli (Oliver Masucci) in “The Palace”, di Roman Polanski. FILM DI SPADANDI

L’OPINIONE DEL “MONDO” – PERCHÉ NO

Tutto ciò che è lontanamente legato a Roman Polanski, regista di fama mondiale, diventa difficile da gestire. Autore di uno stupro di un’adolescente nel 1977, in fuga dagli Stati Uniti dove il giudice incaricato del suo caso aveva ribaltato la propria decisione dopo che il regista aveva scontato la pena, ha finito per essere considerato, a cominciare dalla sua vittima, come chiarisce le accuse contro di lui. Altre accuse di violenza sessuale mosse recentemente contro di lui, relative a fatti per lo più vecchi, lo hanno reso un simbolo di predazione sessuale per circa dieci anni, al punto da renderlo oggi complicato, nonostante il successo del suo film precedente. Accusonel 2019, per proseguire la propria attività.

Leggi anche (2019) | Samantha Geimer, Robin, Valentine Monnier… i diversi casi e accuse che coinvolgono Roman Polanski

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Il Palazzo è stato comunque prodotto in Italia da Luca Barbareschi, poi selezionato alla Mostra di Venezia nel 2023. Ma nessun distributore francese si è offerto volontario, sia perché il film è stato girato lì a livello mondiale sia perché il movimento #metoo si è, nel frattempo, notevolmente rafforzato in Francia. A tutto questo si è sorprendentemente opposto Sébastien Tiveyrat, fondatore, nel 2003, della società Swashbuckler Films, dedita al cinema di repertorio e, come tale, distributore di oltre duecento gioielli del patrimonio hollywoodiano.

Effetto catalogo tipologico

Il motivo per cui si è imbarcato nella distribuzione di un film contemporaneo è, a quanto pare, un puro principio autoritario. Ammiratore da sempre di Roman Polanski, scandalizzato dall’idea che il suo film non potesse essere visto in Francia, acquistò Il Palazzo occhi chiusi ed espliciti Mondo la sua decisione in questi termini: “Non ho bisogno di commentare il caso Polanski. Credo che oggi sia in atto una cabala contro l’artista. Una certa miscela di ipocrisia e discriminazione. Non siamo lontani da Furia [1936], Di [Fritz] Lang, o La collina della forca [1959], Di [Delmer] Daves. Il film è uscito anche ovunque fosse prevista l’uscita nel mondo, tranne che in Francia, dove risiede il regista, e negli Stati Uniti, dove risiede. Cercate l’errore… Ho colto questa magnifica occasione e, per il momento, 82 cinema indipendenti, cioè non soggetti a paranoie o diktat di pochi, hanno programmato il film pensando a due sole cose: il cinema e i loro spettatori. »

Purtroppo non è detto che il cinema venga fuori da questa pochade, scritta da Roman Polanski con l’amico Jerzy Skolimowski, altro immenso cineasta della New Wave polacca. Come se questi due venerabili creatori (Polanski è novantenne, Skolimowski ottanta) si fossero uniti per prenderne una buona fetta in tarda età, scrivendo questa satira mondana che probabilmente volevano nello spirito di Billy Wilder. Siamo lontani da ciò.

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