Il settore del ready-to-wear è in crisi

Il settore del ready-to-wear è in crisi
Il settore del ready-to-wear è in crisi
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Momento di relax per molti francesi, lo shopping è un’attività a cui molti francesi sono particolarmente affezionati. Tuttavia, il settore del ready-to-wear, un tempo florido, sta attraversando oggi un periodo di crisi senza precedenti. Entra qui aumento delle vendite onlineIL cambiamenti nel comportamento di acquisto dei consumatori e gli impatti della pandemia di COVID-19, questo settore si trova ad affrontare molte sfide. In questo articolo vengono discusse le ragioni di questa crisi, i suoi effetti sulle aziende della moda e le strategie adottate per cercare di porre rimedio alla situazione.

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Le ragioni della crisi

Al giorno d’oggi, i consumatori stanno cambiando in modo significativo le loro abitudini di acquisto. Ecco alcuni fatti che abbiamo osservato per illustrare questa tendenza:

– Aumento delle vendite online: Secondo uno studio della Fevad (Federazione del commercio elettronico e delle vendite a distanza), nel 2020 le vendite online di abbigliamento sono aumentate del 30%. Questo aumento continua, con una crescita del 15% nel 2022. Date le abitudini adottate dai consumatori, questo aumento continuerà sicuramente nel 2024.

– Preferenza per la sostenibilità: Le questioni ambientali stanno diventando sempre più parte della vita quotidiana delle persone. I consumatori, infatti, sono quindi più sensibili all’impatto ambientale dei loro acquisti. Un sondaggio McKinsey del 2021 rivela che il 67% dei consumatori considera la sostenibilità un fattore chiave nelle proprie decisioni di acquisto.

– Riduzione dei consumi: La pandemia ha spinto molti consumatori a tagliare le spese non essenziali, compreso l’abbigliamento. L’INSEE segnala un calo della spesa per l’abbigliamento nel 2020 rispetto al 2019.

Chiusura dei negozi fisici

La pandemia ha portato alla chiusura temporanea e permanente di molti negozi di prêt-à-porter:

– Riduzione presenze: Anche dopo la riapertura dei negozi, il numero di visitatori rimane al di sotto dei livelli pre-pandemia. Secondo Procos (Federazione del commercio specializzato), le frequentazioni nei negozi di abbigliamento sono diminuite del 25% nel 2021 rispetto al 2019. Questo calo è in gran parte causato dall’aumento delle vendite online e degli ordini su siti come Shein o Boohoo.

– Fallimenti e ristrutturazioni: Molti marchi hanno dichiarato bancarotta o hanno dovuto ristrutturarsi per sopravvivere. Ad esempio, Camaïeu, una grande catena francese, è stata posta in amministrazione controllata nel 2020. Successivamente, questa marca è stata costretta a chiudere tutti i suoi negozi in Francia. Anche altri marchi noti all’estero come Pimkie e Yves Rocher si trovano in difficoltà.

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Il problema della sovrapproduzione e della merce invenduta

Il modello di produzione di massa, che da tempo domina il settore, mostra i suoi limiti:

– Stock invenduti: Secondo uno studio dall’istituto di moda francese (IFM), circa il 30% degli indumenti prodotti ogni anno non viene mai venduto.

– Impatto finanziario : Questi articoli invenduti rappresentano una notevole perdita finanziaria per le aziende. Nel 2020, McKinsey ha stimato che il costo dei beni invenduti per i rivenditori europei fosse pari a 50 miliardi di euro.

– Una possibile soluzione: L’unica soluzione per il momento si basa per compensare queste perdite legate alla sovrapproduzione e alla merce invenduta punti vendita. Alcuni luoghi, infatti, liquidano gli articoli invenduti a prezzi più bassi in modo che le perdite siano inferiori per il marchio ma anche perché questa operazione possa avvantaggiare i consumatori in cerca di buoni affari.

Gli effetti della crisi sulle imprese

  • Licenziamenti e riduzioni del personale

La crisi ha portato a numerosi licenziamenti nel settore del prêt-à-porter:

– L’esempio di H&M: Nel 2020, H&M ha annunciato la chiusura di 250 negozi in tutto il mondo, provocando migliaia di tagli di posti di lavoro.

– Sconti da Zara: Anche Inditex, la società madre di Zara, ha ridotto la propria rete di negozi, chiudendo 1.200 punti vendita nel 2020.

Nonostante la crisi, alcune aziende riescono ad adattarsi e a innovarsi:

– Digitalizzazione accelerata: Le vendite online sono diventate un canale cruciale. Per esempio, Secondo Inditex, la quota di vendite online di Zara è aumentata dal 14% nel 2019 al 32% nel 2021.

– Iniziative sostenibili: Molti marchi stanno investendo in iniziative sostenibili. Per esempio, H&M si è impegnata a utilizzare solo materiali riciclati o sostenibili entro il 2030.

  • Strategie di recupero messe in atto

Le aziende stanno cercando di diversificare i propri canali di vendita per raggiungere un pubblico più ampio:

– Marketplace e piattaforme di terze parti: Alcuni marchi scelgono di vendere i propri prodotti su mercati come Amazzonia O Zalando. Uno studio condotto da Coresight Research mostra che il 40% dei consumatori europei preferisce acquistare vestiti sui marketplace piuttosto che sui siti dei singoli marchi.

– Esperienze omnicanale: I retailer stanno investendo in esperienze omnicanale, ovvero su più canali, per migliorare l’esperienza del consumatore, per integrare le vendite online e in negozio. Ad esempio, i concetti di click-and-collect e showrooming stanno guadagnando popolarità.

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La necessità di rafforzare le relazioni con i clienti

Le aziende di moda pongono sempre più l’accento sulla fidelizzazione e sul coinvolgimento dei clienti:

– Programmi fedeltà : Molti marchi stanno sviluppando interessanti programmi fedeltà per incoraggiare gli acquisti ripetuti. Secondo uno studio PwC, i clienti fedeli rappresentano in media il 20% dei clienti ma generano l’80% delle vendite.

– Personalizzazione dell’esperienza: La personalizzazione delle offerte e delle esperienze di acquisto è diventata una priorità. Ad esempio, marchi come Nike offrono opzioni di personalizzazione dei prodotti onlineaumentando così il coinvolgimento e la soddisfazione del cliente.

La crisi del settore del prêt-à-porter rappresenta una sfida importante, ma spinge anche le aziende a innovare e adattarsi. Diversificando i canali di vendita, rafforzandosi relazione cliente e adottando pratica sostenibileil settore può sperare di riprendersi e prosperare in un ambiente in costante cambiamento.

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