L’esame della proposta di legge sulla riforma della radiodiffusione pubblica potrebbe essere rinviato

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AURELO

Anche se condotta a tutta velocità, un’offensiva può essere rallentata da ostacoli imprevisti. La proposta di legge “relativa alla riforma della radiodiffusione pubblica e della sovranità audiovisiva”, prevista per il dibattito nell’Emiciclo il 23 e 24 maggio, potrebbe essere rinviata di un mese.

La conferenza dei presidenti dell’Assemblea nazionale, che si riunisce ogni settimana, potrebbe infatti decidere, martedì 14 maggio in fine mattinata, di rinviare al 24 giugno l’esame del testo portato avanti dalla ministra della Cultura, Rachida Dati. unica altra data possibile prima dell’estate. “C’è l’80% di possibilità che la conferenza anticipi i rischi di overflow derivanti dall’esame del disegno di legge orientamento per la sovranità agricola e il ricambio generazionale in agricoltura” programmato poco prima, spiega Quentin Bataillon (Rinascimento, Loira), relatore della missione d’informazione sul futuro della radiodiffusione pubblica.

Con l’avvicinarsi delle elezioni europee del 9 giugno, il governo forse non vuole dare l’impressione di sottrarsi all’esame degli oltre 4.500 emendamenti ad un testo tanto atteso dal mondo agricolo.

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Più prosaicamente, un osservatore delle consuetudini parlamentari sottolinea che, per essere adottato in prima lettura, il testo audiovisivo deve poter contare sull’appoggio dei deputati del partito Les Républicains (LR), noti per essere pronti a tornare nei loro collegi elettorali alla fine della settimana. Se il 23 e il 24 maggio corrispondono a un giovedì e a un venerdì, il 24 giugno ha il vantaggio di cadere di lunedì.

Improvvisazioni

Questo probabile rinvio costituirebbe solo un’ulteriore svolta per un testo soggetto a varie improvvisazioni poiché il ministro della Cultura ha deciso, al momento della sua nomina a gennaio, di prendersene carico. Scegliendo di appoggiarsi al disegno di legge del senatore Laurent Lafon (UDI, Val-de-Marne), adottato dalla Camera alta nel giugno 2023, il governo ha voluto realizzare il più rapidamente possibile una riforma diventata un serpente marino.

Ma “non dobbiamo confondere la velocità con la fretta”rimprovera il signor Lafon. “Non ho riserve sul principio della fusione” società audiovisive pubbliche, è d’accordo (il suo testo si ferma alla creazione di una semplice holding), ma “il calendario non mi sembra realistico”. Mentre il governo mira a fondere France Télévisions, Radio France, France Médias Monde e l’Istituto nazionale dell’audiovisivo in un’unica struttura a partire dal gennaio 2026, ricorda che“è in preparazione una fusione”.

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